| Una recente
indagine Mc Kinsey evidenzia come l'evoluzione della
domanda dei risparmiatori esprima il bisogno sempre
più forte di una consulenza di qualità
e come una percentuale elevata degli stessi sia disposta
a pagare una commissione di consulenza da quantificarsi
in linea percentuale con riferimento alla dimensione
del patrimonio disponibile per l’investimento.
Di qui la necessità di passare dalla mera
attività di vendita alla cura dell'intera disponibilità
finanziaria del cliente che comprenda anche la pianificazione
previdenziale e fiscale, in linea con la wealth industry
americana.
Sposare tale impostazione, offrendo la consulenza
come prodotto/servizio a sé stante, richiede
il superamento del tradizionale conflitto di interessi
che si crea inevitabilmente nel raffronto trilaterale
tra società di gestione, società di
distribuzione e cliente.
Secondo uno studio di Morgan Stanley, in Italia il
risparmio gestito è dominato dai grandi gruppi
bancari a differenza di quanto accade nei paesi anglosassoni,
nei quali il rapporto di forza è a favore di
brokers e Private Bankers indipendenti.
La stessa ricerca evidenzia come in Italia la scelta
di un fondo d’investimento sulla base della
sua performance sia effettuata solo da un risparmiatore
su tre, mentre in Inghilterra tale rapporto sale a
due su tre e, negli Stati Uniti, la percentuale raggiunge
addirittura il 97%.
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